Per recuperare consensi e credibilità, «basterebbe che i principali partiti fossero in grado di rinunciare alle logiche oligarchiche e centralizzatrici che li guidano.
Basterebbe che offrissero spazio e ruolo ai dirigenti e ai militanti giovani presenti e impegnati sul territorio». Lo scrive oggi su Repubblica Ilvo Diamanti, studioso di cui ho grande stima ma che – lo confesso – in questo «basterebbe» mi ha fatto un po’ sorridere. Perché a leggerla così sembra quasi che sia una cosa da poco, quella di cui parla Diamanti: che sia un sacrificio tutto sommato fattibile.
Invece è proprio lì il gigantesco nodo attorno a cui da molti anni ci si impatta. L’autoconservazione dell’oligarchia è diventata infatti il motivo stesso per cui quasi tutti i leader, i sottoleader e i peones ‘fanno politica’ in questo Paese. Quelli passano ogni giorno che Dio manda in terra a occuparsi proprio della difesa e della perpetuazione del loro status oligarchico: altro che «basterebbe».
E poi in nome di che cosa, oggi, gli oligarchi dovrebbero farsi da parte? In nome di un’idea politica che si sono pure dimenticati – da decenni – qual è? E qui si viene al secondo punto della questione. No, professor Diamanti, per recuperare prestigio e credibilità presso i cittadini non basterebbe nemmeno più che le oligarchie svaporassero.
Perché – contemporanea alla volatilizzazione degli oligarchi – ci deve essere una proposta politica forte, che venga percepita come in grado di cambiare in meglio un Paese imbolsito dalle sue stesse schifezze: dalle spaventose iniquità sociali alla devastazione dell’ambiente, dalla subcultura dei privilegi alla negazione dei diritti civili. Quattro italiani su dieci ormai sono convinti che chiunque vinca le elezioni non cambierà niente nelle loro vite, ha scritto sul mio giornale Roberto Weber.
E’ l’effetto a lungo termine delle idee tiepide, proprio quelle con cui le oligarchie tentavano di non scontentare nessuno al fine di autoperpetuarsi ancora un po’.
Ma se non si esce da questa immensa (e giustificatissima) sfiducia verso la possibilità che la politica faccia davvero politica, nemmeno l’agognata dissolvenza delle oligarchie basterebbe più.
(Fonte: gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it)
:D
(Fonte: facebook.com, via traccedivita)
Allucinante post su Facebook di Luca Dordolo, secondo cui l’indiano che ha ucciso la moglie a Piacenza, perchè vestiva all’occidentale, non sarebbe colpevole tanto per l’omicidio, quando per “aver inquinato il sacro fiume”
andarci a defecare? Il Gange raccoglie gli scarichi fognari di mezza India, ma son sicuro che se anche solo ci puciassi tu un dito la finirebbero con le abluzioni sacre.
e quando cazzo é che smetteremo di definirli “allucinanti” e li sbatteremo in una porcoddio di galera, questi pezzi di merda? Che paese é che permette che un rappresentante eletto dica impunemente cose simili? E il peggio, chi cazzo li elegge?
Voglio un decennio di stalinismo per questa gente di merda, diocane.
Quoto tutti i commenti…
(Fonte: iceageiscoming)
Da chiunque provengano…
Sto aspettando con ansia che il ministro Cancellieri e il capo della Polizia, che qualche giorno fa ebbero a pronunciarsi in modo molto deciso sul fantomatico pericolo anarchico, convochino una bella conferenza stampa per comunicarci il loro parere anche su questa notizia.
E per ribadirci che “le logiche dell’intimidazione e del terrore” non saranno mai più tollerate.
Da chiunque provengano…
Sobrie un cazzo
La festa del 2 giugno va fatta.
Per rispetto alle popolazioni colpite dal terremoto le parate ci saranno, ma saranno molto sobrie.
In un momento difficile come questo è necessario dimostrare unità, il nostro tesoro più grande.
Queste, in sintesi, le motivazioni proclamate da Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica.
Ci viene spiegato che le polemiche sono inutili, giacché la maggior parte dei soldi son già stati spesi; così come ci viene spiegato – non senza un effetto tragicomico - che le parate militari sono a dimostrazione che le Forze Armate, da quando l’Italia è una Repubblica, sono al servizio dello Stato e della Costituzione. Ci vengono spiegate un sacco di cose e in fondo, al netto di tutto, è davvero bello festeggiare una data così importante.
Ma, giusto per evitare polemiche del cazzo e accuse di disfattismo, e proprio in onore alla Repubblica, alla sobrietà e soprattutto all’unità (se le parole sono ancora importanti), un modo di festeggiare il 2 giugno in maniera fantastica quest’anno ci sarebbe stato.
E sarebbe stato quello di ANDARE TUTTI A LAVORARE. Tutti: salumieri, giornalai, benzinai, faccendieri, scafisti, insegnanti, calciatori inquisiti, tassisti, tipografi, puttane, avvocati, dentisti, macellai, TUTTI. Dal primo all’ultimo.
E poi versare il fatturato di quell’unico giorno, TUTTO il fatturato, all’emergenza terremoto in Emilia.Noi saremmo pronti.
Proponetelo, cani.
http://donzauker.it/2012/06/01/sobrie-un-cazzo/
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Microla’s Edit: I Paguri, come sempre, sono saggi.
Anche più che saggi.
Boudoir stories, Victor Ivanovsky
…se scorrete tutto il mio blog non troverete neanche una foto di donne nude e/o di gattini…Ma questa … mi sfrizzola il velopendulo…!!!
(via curiositasmundi)
HAI-CAPITO-TUTTO-!
Riotta merdissima.
Siamo circondati dalle teste di cazzo - crishto!!1
(via emmanuelnegro)
Alla notizia delle scommesse di Buffon, ho riscontrato in giro due reazioni pavloviane uguali e contrarie:
1) Sdegno per le scommesse di Buffon.
2) Sdegno per la magistratura che ha fatto uscire la notizia.
Tratto comune di entrambi gli sdegni, l’incrocio fra la politica e il tifo da stadio: giustizialisti e antijuventini schierati contro Buffon, antigiustizialisti e juventini schierati contro la magistratura.
Insomma, complessivamente roba da mettersi le mani nei capelli. Primo, perché vedo ancora in giro troppa gente (pure intelligente, oh!) che anche su questioni non calcistiche ragiona da tifoso: come se il tifo di qualsiasi tipo avesse qualcosa a che fare con la razionalità (il tifo è per sua natura una sospensione giocosa e provvisoria della razionalità, di cui ogni zucca decente dovrebbe liberarsi appena finita la partita, no?).
Secondo, perché la ridicola e manichea divisione pro-contro di cui sopra rischia di annebbiare l’unico dato certo della vicenda: che siamo un Paese del cacchio sia perché il calcio è spesso un luogo di miliardari maneggioni impuniti, sia perché le procure spesso si vendicano quando qualcuno le attacca spifferando carte ai giornali…
(Fonte: gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it)
Scopri le differenze: palco del Papa / palco dei Pink Floyd.
Dunque:
- Quello del papa è più grande
- In quello dei Pink Floyd il maiale non sta seduto al centro, ma è appeso fuori
- Quello del papa è pagato anche con soldi pubblici
Ma che poi a pensarci bene le farmacie cattoliche non dovrebbero consigliare come unico rimedio la preghiera? — 3nding (via 3nding)
(via coqbaroque)
Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.
Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.
Amare, per esempio. Alice e Davide hanno confermato le nozze, nonostante la chiesa abbia perso un po’ di mattoni e il ricevimento sia stato dirottato fra le tende. Per la luna di miele si vedrà.
Intanto c’è il miele, appena arrivato con il latte e i biscotti da Reggio Emilia sopra un Tir. E c’è la luna, che splende in un cielo di promesse e trema molto meno della terra. La gastronomia di Medolla sforna gnocchi fritti, nonostante.
Nonostante la gastronomia sia diventata una cucina da campo in mezzo alla piazza del municipio. Potrebbe accontentarsi di fare panini e invece preferisce esagerare. E la merciaia? Ha pianto tanto e dormito in automobile con il marito più anziano di lei. Ma ieri ha riaperto bottega perché le donne del terremoto sono scappate di casa senza ricambi e si mettono in coda sotto il sole per fare incetta di mutande e reggiseno, nonostante.
La regina del marketing è la fruttivendola biologica che alle ciliegie sopravvissute alla scossa impone il cartello «duroni della rinascita», trasformandole nel frutto della riscossa. Intorno a lei scene di gentilezza e onestà che altrove sarebbero straordinarie, ma non qui, nonostante.
Un cliente vuole un chilo di mele però non può pagarle perché il bancomat ha esaurito i soldi. La fruttivendola: «Le prenda lo stesso, pagherà domani». E lui: «Ci mancherebbe, vado a cercare un altro bancomat».
Poi ci sono i bambini che giocano, nonostante. E le loro mamme che cercano di trasformare il terremoto in uno spettacolo d’arte varia. Al piccolo che dopo una scossa di assestamento frignava, la mamma ha spiegato: «Adesso ti insegno un nuovo gioco. Il gioco del salterello». Il bimbo ha smesso di piangere. «Che gioco è?» «Funziona così: io canto una filastrocca e ogni volta che mi fermo, tu salti». La mamma si fermava ogni volta che c’era una scossa. Così le scosse sono diventate una parte del gioco e il bambino si è riempito talmente di gioia che non ha trovato più posto per la paura.
E ha continuato a saltare, nonostante…
(Fonte: lastampa.it)
(Fonte: raucci, via millenovecentosettantuno)
È un partito aperto.
È un gruppo dirigente rinnovato.
È un’occasione di partecipazione che coinvolga (di nuovo) tutti gli elettori e che dia loro la possibilità di scegliere.
È un ‘meccanismo’ per cui siano premiate competenza e libertà e non ci siano più le promozioni sicure (come l’usato) per via della maledettissima cooptazione.
È un disegno chiaro di Paese, da comunicare con facilità.
È la voglia di rischiare, di mettersi in gioco, di guardare in faccia la realtà e le cittadine e i cittadini italiani.
È una storia da raccontare, sui prossimi anni, non solo sugli ultimi venti.
È una sfida collettiva, che ci porti al potere per cambiarlo, il potere.
È la consapevolezza che il tempo è scaduto e che si deve fare qualcosa. Che la si debba fare noi, per la precisione. Non darla da fare agli altri. O aspettarli, gli altri, nella Fortezza Bastiani (Bersani?). Perché così, gli altri, non arriveranno.
È la libertà. E l’uguaglianza di un sistema da correggere. Anzi, proprio da cambiare.
Quello che non ho.
E se invece ci decidessimo, una buona volta, a togliere il ‘non’?
(Fonte: ciwati.it)
Io sarò pure qualunquista, ma non riesco a non pensare che se ad ogni tragedia nazionale l’unica risposta dello Stato è l’aumento delle accise sul carburante, allora tanto varrebbe mettere al posto del Governo un Spectrum, macchina che seppur vecchiotta ha la potenza di calcolo necessaria per determinare il rincaro necessario, e applicarlo senza convocare conferenze stampa.
Funziona assorbendo pochi watt, non fa pranzi di lavoro, non ha bisogno di scorta né di auto blu* per muoversi…
(Fonte: blog.mfisk.org)
Centro storico di Firenze – Google World Wonders Project -
vabbè, un po’ di sano campanilismo, via…
Via, ne hai motivo!