Dito medio degli imputati contro amici e parenti di Stefano Cucchi: infermieri e agenti minacciano querele “solo un gesto liberatorio, non accetteremo altri insulti”.
Assassini pezzi di merda,occhio al cranio. Ecco, visto? Niente insulti, contenti?
Gli operai a Terni picchiati con i manganelli insieme al sindaco della città, il caso Cucchi che rimbalza sulle pagine dei giornali accompagnato da gesti volgari e insultanti e da una sentenza che fa discutere, l’Ilva di Taranto con le sue contraddizioni che il governo cerca di affrontare con lo stesso manager che la proprietà aveva indicato in qualità di commissario.
L’Italia è anche questo e soprattutto questo.
Un Paese in cui il disagio continua a crescere, in attesa delle soluzioni che la politica sono anni che fatica a dare.
E mentre Berlusconi attacca la Merkel (risparmiandosi i soliti epitoti) per fare un po’ di campagna elettorale (con la mano sinistra, perché a lui il governissimo va benissimo), e mentre tutto è accompagnato da un dibattito finto (anzi, fintissimo), le questioni diventano ogni ora più dolorose.
Non che sia facile affrontarle, ma tutto dovrebbe essere misurato con quello che c’è fuori, con i disastri ereditati e rinnovati nel corso degli ultimi anni, con le difficoltà di chi non vuole arrivare alla fine della legislatura, ma alla fine del mese…
| — | Andrea Camilleri su “Il Fatto Quotidiano” (via burza) |
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diciottobrumaio: Ai ritardatari (via letsdoitadada) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, aggiungerei (via rispostesenzadomanda) |
| — | Malvino (via avereoessere) |
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(via ilfascinodelvago) Lo dica Giovanardi che vuole gli sputi, lo ammetta. Perché dopo non potrà dire che non ha provocato gli insulti. SE è fortunato. Dovrebbe chiedere che si riaprano le indagini se davvero è così sicuro di quell’innocenza, perché qualcuno Cucchi lo ha pestato. O Giovanardi pensa di poter sostenere di no? (via ze-violet) No. Giovanardi non vuole gli sputi: Giovanardi vuole le sprangate e i denti rotti e i pali in culo e crepare appeso come il porco che è. E se ci fosse un cane d’un dio li avrebbe, anzi, li avrebbe avuti da tempo. (via emmanuelnegro) |
Di chi è il mio corpo quando è dello Stato?
La vera domanda che dobbiamo porci questa mattina non è se i tre agenti di custodia in questione andavano condannati o meno, se le botte prese da Cucchi sono state concause decisive o meno della sua morte.
La vera domanda è: chi è responsabile del mio corpo quando questo viene preso in consegna dallo Stato?
Perché se lo Stato (in certi casi stabiliti dalla legge) ha il diritto di appropriarsi del mio corpo, in quei casi ha anche il dovere di garantirne l’incolumità, finché questo è nelle sue mani.
E’ tutto qui: e l’elenco di persone i cui corpi entrano vivi ed escono morti dal controllo dello Stato, purtroppo, in Italia è molto lungo.
Uno Stato civile, questa mattina, farebbe un decreto legge per identificare obbligatoriamente una figura di responsabile e garante di chiunque si trovi in stato di fermo o di arresto, o semplicemente in carcere.
Ogni cittadina o cittadino ha infatti il diritto civile di sapere chi è il responsabile del suo corpo quando questo è trattenuto dallo Stato.
Sarebbe, credo, anche il modo migliore per dare un senso alla morte di Stefano Cucchi…
Ho scorso un po’ i nomi dei 35 nuovi saggi, un gruppone in cui si mescolano personalità di prestigio a figure un po’ grottesche tipo Panebianco, Frattini o Violante (ma a me fa un po’ ridere pure D’Onofrio, l’intellettuale portatile di Casini).
Sono stati scelti in tutto da tre persone (Letta e Quagliariello, più Napolitano che ha rivisto l’elenco) con criteri basati su una riedizione allargata del manuale Cencelli: tanto che dovevano essere 25 poi ne hanno messi altri dieci. Domani tutti con l’abito buono al Quirinale, poi pronti via.
Trattandosi di insigni studiosi della Costituzione, sono certo che alla prima riunione si renderanno conto che il loro ruolo non è previsto dalla stessa, non rappresentano nessuno, non hanno alcun mandato democratico: quindi si scioglieranno immediatamente, un gelato da Giolitti e a casa…







