…e se domani non sarà un altro giorno, ma uno proprio uguale a quelli che già abbiamo vissuto, per favore, non lamentate: “Siamo in Italia. Si sapeva, funziona così. Siamo italiani.” Non è così. Saremmo, al limite, nell’Italia che qualcuno (non tutti e io certamente no) ha lasciato che proprio quel tizio corruttore plasmasse, con le leggi illegali, con la tutela del patrimonio personale, con la corruzione istituzionalizzata, con l’abolizione di leggi a tutela del cittadino, del diritto stesso e lesive della democrazia.
Sia domani un altro giorno, uno di quelli che sappiano dire ai cittadini “onesti” – ma onesti davvero – che in fondo abbiamo fatto bene a conservarci così, a continuare a resistere giorno dopo giorno, mentre tutto intorno si faceva il vuoto. Mentre venivi additato per essere un coglione, solo perché mai nella vita avresti prostituito la tua coscienza, la tua etica e la tua morale, per andare a raccogliere le briciole dalla tavola di chi banchettava, senza nemmeno curarsi di te.
Non mi importa che vada in galera – grazie alle leggi scritte dai suoi avvocati portati a corte a servizio del re, in galera non ce lo vedremo mai. Voglio, anzi, esigo che sia scritta una condanna, anche di un giorno soltanto che lo allontani per sempre dalla politica e dalle cose dello stato, e che gli impedisca di arrivare un giorno a coronare il suo sogno: avere gratis il palazzo del Quirinale, che non è in vendita (ancora per fortuna no) dove trasferire i suoi pali per la lap dance e i tavoli di cristallo da strisciare.
Voglio, esigo che da domani in Italia, quelli come me – che sono tanti, ma non ancora troppi – che negli ultimi dieci anni non hanno mai piegato la testa, che hanno sempre continuato a pensare per poter lottare, che hanno lottato per poter sopravvivere, che hanno pianto, che sono stati oltraggiati, umiliati domani possano sentirsi finalmente appagati, per non aver ceduto mai, nemmeno di un millimetro, e che soprattutto non si sono mai resi complici di questo stato di cose, vergognosamente pietoso, mortificante per la vita di chi la vita stessa più di una volta se l’è sentita scivolare via.
Una giusta condanna, ad accarezzare quell’odio profondo – sì odio – che ci ha alimentato e che vorremo finalmente lasciar andare, senza però mai dimenticare la fatica che abbiamo fatto a conservarci resistenti in questo paese che prova ancora ad ucciderci, togliendoci le piccole cose della vita, quelle poche che ci sono rimaste, dopo averci privato di quelle più grandi che forse non avremo più, tranne che la dignità.
Quella non me l toglieranno mai, anche se domani non fosse un altro giorno.
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